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title: "Elif Aktuğ intervista private equity Zurigo; accelerazione dei dividendi quest'anno"
sdDatePublished: "2026-08-20T11:28:00Z"
source: "https://www.pictet.com/ch/it/notizie-sulla-societa/partners-media/elif-aktug-interview-bilanz-august-2026"
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Elif Aktuğ intervista private equity Zurigo; accelerazione dei dividendi quest'anno

Intervista a Elif Aktuğ: i miliardi vincolati nei mercati privati e gli eredi facoltosi

Intervista a Elif Aktuğ, Managing Partner

«Le donne alla guida del cambiamento»

Intervista di Anne-Barbara Luft, Bilanz

Il Leuenhof in Paradeplatz fu costruito nel 1913 per la Bank Leu: alti soffitti, marmo in abbondanza e un’imponente colonna di Ercole nella hall. Questo storico edificio commerciale, interamente restaurato e dotato di un design di interni moderno ma sobrio, ospita dal 2021 la filiale zurighese della banca privata ginevrina Pictet. Di norma operativa presso la sede centrale di Ginevra, Elif Aktuğ, CEO di Pictet Alternative Advisors nonché Co-Head di Pictet Wealth Management, è oggi nella città sul fiume Limmat per alcuni impegni e ha trovato il tempo per rilasciarci un’intervista. Negli oltre due secoli di storia di Pictet, è la prima donna a sedere nel Collegio dei soci.

Il settore del private equity sta attraversando un momento di crisi. Le vendite aziendali sono in stallo e le distribuzioni di capitale latitano. I vostri clienti sono preoccupati?

I private asset costituiscono una classe d’investimento ciclica, fatta di alti e bassi. Negli ultimi dieci anni le distribuzioni sono state molto elevate; è seguito un momento di flessione, ma ora la tendenza si sta di nuovo invertendo. Quest’anno, in particolare, stiamo assistendo a una netta accelerazione dei dividendi.

Quindi non c’è una crisi vera e propria?

Le opportunità continuano a essere numerose, sia a livello globale sia, soprattutto, nel segmento mid-market europeo. Guardando poi ad alcune delle più recenti IPO, è evidente che in realtà gran parte della creazione di valore avviene sui mercati privati, ancor prima della quotazione. I driver di crescita e la penetrazione del mercato sono assolutamente invariati.

Le strategie di uscita stanno cambiando?

Sì, assolutamente. Le quotazioni in borsa sono cicliche: ci sono fasi caratterizzate da un autentico boom delle IPO, e forse ne sta iniziando una proprio adesso, ma ci sono anche periodi in cui la situazione si fa più complessa. Ecco perché negli investimenti di private equity è essenziale valutare in anticipo le opzioni di uscita. Non effettuiamo investimenti che dipendano esclusivamente da una quotazione in borsa.

Devono essere aziende che rivestano un interesse strategico per altri gruppi di acquirenti o che abbiano dimensioni tali da permettere l’ingresso di un’altra società di private equity in grado di innescare la fase successiva di creazione del valore. È proprio nell’analisi di questi driver che apportiamo il nostro valore aggiunto.

Si punta a rendere i mercati privati accessibili anche agli investitori retail. Lei cosa ne pensa?

Per quanto la democratizzazione dei private asset sia un tema centrale, l’approccio sempre più a breve termine nei confronti di questi investimenti è rischioso. Se un cliente prevede di aver bisogno di liquidità in tempi brevi, i private asset non sono la soluzione adatta; di fatto, i rendimenti più elevati offerti dai mercati privati sono, tra le altre cose, un premio per l’illiquidità.

Eppure, molti investitori privati desiderano diversificare il rischio proprio attraverso i private asset.

Inserire in portafoglio private asset accanto a investimenti liquidi è, indubbiamente, un’ottima strategia di diversificazione. Ciò non significa però che sia una scelta adatta a ogni tipologia di investitore. Quest’ultimo deve avere ben chiaro quanto a lungo può vincolare il proprio capitale, così da permettere che la creazione di valore – il vero motore di questi rendimenti – abbia realmente luogo. L’effetto dell’interesse composto è notevole e sarebbe un vero peccato sprecarlo.

Pictet è stata un’antesignana negli investimenti tematici: ne è riprova il fondo sull’acqua lanciato 25 anni fa. Quali megatrend individuate oggi?

Sono tre i segmenti che ci entusiasmano in modo particolare: tecnologia, sanità e ambiente. Questi trend si amplificano enormemente sui mercati privati quando vengono combinati tra loro, come nel caso dell’intelligenza artificiale applicata al settore sanitario. Si vengono a creare opportunità interessanti per soluzioni personalizzate. In campo ambientale, la transizione energetica svolge un ruolo sempre più cruciale sui mercati privati: è un ambito che offre la possibilità di coniugare un impatto sociale positivo con rendimenti interessanti.

La custode dei patrimoni – In qualità di Co-Head di Pictet Wealth Management, Elif Aktuğ, insieme a François Pictet, è responsabile di 285 miliardi di franchi svizzeri. ©Michel Juvet

Come si fa a distinguere i trend duraturi dalle mode passeggere?

Da un lato, ci avvaliamo di comitati consultivi composti da esperti del mondo accademico e imprenditoriale. Dall’altro, uniamo l’expertise finanziaria alle competenze tecniche specifiche. Il team di private equity dedicato al settore sanitario, per esempio, è formato da ricercatori con un dottorato in campo medico. Il terzo pilastro è la rigorosa costruzione del portafoglio, che punta fermamente sulla diversificazione. Non inseguiamo ogni singola moda, ma siamo estremamente selettivi nell’allocazione del capitale.

Entro il 2035, solo in Svizzera, verranno trasmessi in eredità mille miliardi di franchi. Pictet è preparata a questo trasferimento di grandi patrimoni?

Sì, la stessa Pictet è un’azienda multigenerazionale, giunta ormai alla nona generazione. Assistiamo alcune famiglie di clienti già da cinque generazioni. Abbiamo quindi vissuto in prima persona tale processo. Molti clienti riflettono su come trasmettere il proprio patrimonio, per esempio attraverso trust e fondazioni, ma sarebbe anche utile preparare gli eredi a riceverlo ed è proprio in questo che affianchiamo le famiglie e offriamo loro consulenza. Non tutti devono assumere lo stesso ruolo: c’è chi si impegna nel Family Office, chi definisce i valori familiari e chi si assicura che tutti vengano coinvolti.

Le generazioni più giovani hanno aspettative diverse nei confronti di una banca?

Assolutamente sì. Non esiste un modello universale. Il gruppo degli eredi è estremamente eterogeneo. Quando parliamo di Next Gen, pensiamo a ragazzi ventenni; all’atto pratico, però, chi è in linea di successione ha spesso già sessant’anni oppure si tratta del coniuge superstite. Le aspettative e gli interessi sono completamente diversi: alcuni sono appassionati di sostenibilità, altri si interessano ai crypto-asset, altri ancora alla filantropia tradizionale.

Sono le donne ad uscire vincenti da questo trasferimento di ricchezza. Quali implicazioni ha tutto ciò per il vostro settore?

Le donne hanno spesso un modo diverso di guardare ai propri asset rispetto al patriarca tradizionale. Per le nostre clienti, assumono maggiore centralità temi come la sostenibilità, l’impact investing, la filantropia, il coinvolgimento attivo delle generazioni future e l’inclusione di una cerchia familiare più allargata. Il tutto è solitamente accompagnato da una prospettiva a lunghissimo termine e dal desiderio di coniugare il rendimento finanziario con un impatto positivo sulla società.

Questo trasferimento patrimoniale cambierà radicalmente la consulenza in materia di investimenti?

Le donne stanno guidando il cambiamento, ma non sono le sole a farlo. Anche le generazioni più giovani portano una nuova mentalità nella consulenza finanziaria. La sostenibilità è ormai imprescindibile. Non si tratta di una rivoluzione che avviene dall’oggi al domani, bensì di un cambiamento evolutivo che percepiamo quotidianamente nei colloqui con la nostra clientela.

Nuovi orizzonti – Aktuğ è esperta di investimenti alternativi, come il private equity. In questo segmento, Pictet gestisce circa 54 miliardi di dollari. ©Michel Juvet

Tenete questi colloqui principalmente con i cosiddetti “Ultra-High-Net-Worth Individuals”. In che modo l’approccio di tali investitori differisce da quello dei piccoli risparmiatori?

Il tempo è un lusso che possono permettersi. Non hanno la necessità di fare market timing a breve termine e possono mantenere le posizioni sui mercati pubblici e privati attraversando cicli lunghissimi. È proprio l’orizzonte temporale esteso, unito a un’asset allocation strategica diversificata, a distinguere l’approccio di questa clientela da quello dell’investitore privato tradizionale.

Crede che l’esigenza di sicurezza della vostra clientela facoltosa sia aumentata?

Sì. Molti non desiderano diversificare unicamente i propri investimenti, ma anche i luoghi in cui i patrimoni sono fisicamente custoditi. La diversificazione geografica delle piazze bancarie è ormai un imperativo e questo gioca a nostro favore. La Svizzera è rinomata a livello globale per le competenze e la neutralità politica, oltre a essere considerata un porto sicuro.

La “Swissness” esercita ancora un forte richiamo?

Certamente. Lo constatiamo ogni giorno.

Il crollo di Credit Suisse non ha avuto ripercussioni negative?

Forse nel breve termine. Tuttavia, i fondamentali della piazza finanziaria svizzera sono molto più solidi di quanto possa suggerire questo singolo evento. Le nostre competenze continuano a essere estremamente apprezzate a livello internazionale.

Il modello di partnership in Pictet è unico, in particolare per quanto riguarda il processo decisionale per consenso, privo di votazioni formali. Vi impegnate in dibattiti molto lunghi?

Non avendo stakeholder esterni e rispondendo unicamente a noi stessi e alla clientela, abbiamo il vantaggio di poterci effettivamente concedere il tempo necessario. Se qualcosa non ci convince al cento per cento, semplicemente non prendiamo la decisione.

Sembra un processo piuttosto prolisso.

Dedichiamo molto tempo all’individuazione della soluzione ottimale, ma non appena si raggiunge il consenso diventiamo incredibilmente rapidi nell’esecuzione. Il bello di questo pensiero collettivo è che, se mi presento alla Collegio dei soci con un’Opzione A o un’Opzione B e analizziamo insieme la questione da ogni angolazione, alla fine ne usciamo immancabilmente con un’Opzione C, che è di gran lunga superiore. L’unione di competenze tecniche, background culturali e mentalità differenti porta inevitabilmente a decisioni di qualità più elevata.

Il Collegio dei soci presenta questa diversità solo da qualche anno. La cerchia dei soci è diventata più giovane, più internazionale e, con lei, più femminile. Cosa è cambiato di conseguenza?

Lo spirito è rimasto assolutamente invariato. Il processo decisionale collegiale è una costante incontrovertibile e, in questo, l’essere uomo o donna non ha alcuna rilevanza. Per definizione, ogni voce ha esattamente lo stesso peso. Si tratta di valorizzare la pluralità di esperienze e di pensiero che poggia però sui medesimi valori fondamentali.

Con quale frequenza vi riunite voi soci?

Ci incontriamo tre volte alla settimana per quasi mezza giornata.

Le riunioni si tengono sempre a Ginevra?

Naturalmente viaggiamo tutti molto, ma cerchiamo di programmare i voli a lungo raggio in modo che non coincidano con i giorni di riunione. Le decisioni davvero importanti vengono prese solo quando siamo tutti fisicamente seduti nella stessa stanza.

Lei è cresciuta tra Ankara, Londra e Parigi. In che modo questa sua infanzia cosmopolita l’ha plasmata?

Mi ha insegnato quanto sia vitale avere prospettive diverse. Si impara prestissimo a essere indipendenti e ad adattarsi rapidamente a nuovi contesti. Sapersi guardare attorno e interpretare l’ambiente diventa una competenza essenziale per la sopravvivenza quando si cambiano paese e scuola così di frequente.

Nel 2021 Elif Aktuğ ha ricevuto la nomina per far parte del Collegio dei soci della banca privata ginevrina Pictet. Ex Goldman Sachs, laureata presso la prestigiosa università francese Sciences Po e la Stanford University, è approdata in Pictet nel 2011 per lanciare un hedge fund. Figlia di un diplomatico turco, è cresciuta tra Ankara, Londra e Parigi. Oggi Aktuğ vive a Ginevra con il m